Pianta: Achillea millefolium

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Achillea

Achillea millefolium

Forma biologica

H-scap (emicriptoita scaposa)

Corotipo

eurosiberiana

Difusione

La sua area di difusione è molto vasta e comprende l’intera europa, l’Asia temperata e tropicale, (dall’India alla Siberia), il Nord America (Canada, Stati Uniti e Messico), il Sud America (Guatemala), l’Australia e la Nuova Zelanda. Molto presente nel nord della penisola italiana, specialmente nella zona alpina. Nell’Arcipelago Toscano cresce sull’isola d’elba lungo i bordi delle carrarecce, nelle praterie asciutte e sui rilievi.

Caratteristiche botaniche

Pianta erbacea, aromatica, cespitosa, perenne, più o meno tomentosa con rizoma strisciante da cui si originano i fusti eretti, striati e pubescenti, semplici e ramosi alla sommità, che raggiungono ino a 40-90 cm di altezza. Le foglie sono alterne, pelose, molto frastagliate e molli, a contorno lanceolato, due-tre pennatosette. Quelle alla base sono completamente divise in lacinie intere, più o meno profondamente dentate, inoltre, sono picciolate e molto più lunghe di quelle cauline che risultano di tipo sessile. I iori sono piccoli e dotati di 4-6 ligule di colore variabile dal bianco al rosa intenso con capolini piccoli a involucro ovoide riuniti assieme a formare dei corimbi compatti terminali. La ioritura avviene da maggio a settembre e porta alla produzione dei frutti. Il frutto è un achenio e il peso di 1000 semi è di 0.13 g circa.

Coltivazione

Achillea millefolium L. è una specie rustica, che vive bene in climi temperati o temperato-freddi, riuscendo a superare i freddi invernali (-15°C) e a tollerare la siccità e la salinità. È poco esigente nei confronti del suolo, che può essere sia acido sia calcareo, anche se vegeta bene in suoli leggeri, ben drenati, evitando quelli pesanti o soggetti a ristagno idrico, privilegiando esposizioni soleggiate o a mezz’ombra.
In commercio si trovano la varietà tetraploide tedesca “Proa” e la varietà slovacca “Alba”, entrambe con iori bianchi e ricche in oli essenziali (o.e.) e proazulene. La coltura dell’achillea, può durare anche 10 anni, tuttavia, soprattutto in coltura biologica, per la difesa dalle malerbe è opportuno sfruttare impianti di più breve durata, come quelli annuali.
Per quanto riguarda l’impianto, è sconsigliata la semina diretta, ma si ricorre al trapianto in pieno campo delle piantine ottenute da seme, oppure alla divisione dei cespi delle piante madri o dei rizomi. L’impianto viene eseguito in primavera o in autunno in relazione all’andamento termico del periodo invernale. La preparazione del terreno viene efettuata mediante un’aratura autunnale (ad una profondità di 25-30 cm) ed un eventuale interramento di 10-20 t per ettaro di letame maturo, in particolare se si opera in sistemi di produzione organico-biologica. Successivamente si efettuano dei passaggi di erpice per ainare il letto di semina/trapianto e provvedere all’interramento dei concimi minerali in modo da apportare: 80 kg di N e di P2O5
e 100 kg di K2O per ettaro. Il trapianto viene realizzato a partire dal mese di aprile, adottando una densità di impianto di circa 6 piante a m2 con una distanza tra le ile di 50-60cm. È necessario prestare particolare attenzione alla densità d’impianto evitando impianti troppo itti nei quali si possono veriicare maggiori rischi di marciumi fogliari e del colletto.
La droga è rappresentata dai iori e dalle foglie che vengono raccolti da giugno a settembre a partire dalla fase di piena ioritura. Nel primo anno la ioritura inizia nel mese di giugno, mentre negli
anni successivi, si anticipa di un mese e si prolunga ino ad ottobre. Il numero di raccolte, da 2 a 5, varia in funzione della disponibilità di acqua e della fertilità del suolo. L’operazione di raccolta
prevede il taglio della parte apicale dello stelo con le sommità iorite. Può essere efettuato il taglio a circa 20 cm dal suolo per favorire il ricaccio delle piante.
Il materiale vegetale viene essiccato alla temperatura di 35-40°C.
Nella nostra lora alpina sono presenti altre specie appartenenti allo stesso genere, che vengono utilizzate per produrre la droga a scopo terapeutico e liquoristico, quali: Achillea clavenae L., pianta difusa nelle Alpi centro-orientali da 600 ino a 2000-2600 m e molto adattabile ai pascoli calcarei; Achillea herba-rota All. e Achillea moschata Wulfen (Achillea genepi Murr.), piante molto meno adattabili e di più diicile coltivazione, che si trovano dai 1800 ai 3000 m sulle Alpi, dalla Val d’Aosta al Friuli; Achillea ligustica All., pianta più robusta dell’Achillea herba-rota, facilmente coltivabile anche in vaso e tipica della macchia mediterranea; Achillea nana L. presente nelle Alpi centro-occidentali;
Achillea lanulosa, pianta, invece, circoscritta nel sud-ovest degli Stati Uniti, ed utilizzata come tipico ingrediente della medicina tradizionale ispanica.

Micropropagazione

Questa tecnica di propagazione è stata impiegata per alcune specie del genere Achillea, pertanto si possono adottare protocolli generali e adattarli opportunamente alle speciiche esigenze della
specie. Gli espianti utilizzati comunemente sono i germogli laterali che sono inizialmente lavati con detergente commerciale e abbondantemente risciacquati in acqua corrente per 60-90 minuti.
Successivamente la sterilizzazione del materiale avviene immergendolo brevemente in etanolo (1 minuto), quindi viene trasferito in sequenza prima in una soluzione acquosa di ipoclorito di sodio (3% v/v) contenente un tensioattivo blando (0.01% v/v) per 15 minuti, quindi per 30 minuti in una soluzione a concentrazione dimezzata dell’agente sterilizzante. Gli espianti così trattati sono abbondantemente lavati in acqua sterile e inine collocati sul mezzo di coltura solido (agar 0.8% p/v), formato da sali e vitamine di Murashige e Skoog (MS) addizionato di saccarosio (3% p/v) e da una idonea concentrazione di itoregolatori di crescita. Le piantine sono fatte crescere in camere di coltura a 23°C con un fotoperiodo di 16 h di luce fredda luorescente.
Il mezzo più idoneo per varie specie è rappresentato da MS integrato con 1 mg/L di acido indol-3-acetico (IAA) più 2 mg/L di 6-benziladenina (BA). La radicazione in vitro si basa sull’impiego
del mezzo di standard di MS con una ridotta presenza di saccarosio (2% p/v). Le piantine radicate sono acclimatate con successo in breve tempo dopo la propagazione su questo terreno, con una
temperatura in camera di coltura di 23°C per 1-2 settimane e un’umidità del 100% prima di essere trasferite in serra. L’utilizzo di piante madri sane e di un procedimento adeguato rende possibile un aumento anche di circa 10 volte della produzione di Achillea.

Organi della pianta utilizzati

La droga è costituita dalle parti aeree della pianta all’epoca della ioritura. Composizione chimica e principi attivi Le achillee contengono achilleina (glucoside), acido achilleico, tannini, asparagina, itosterolo, mucillagini, resine e olio essenziale (o.e.). Sia il contenuto di o.e. che la sua qualità sono molto variabili. Il contenuto di o.e. nelle parti aeree iorite varia dallo 0.2 allo 0.3%, ma alcune popolazioni selezionate possono contenerne anche oltre l’1%, mentre nei fusti e nelle foglie la percentuale di o.e. va da 0.02 a 0.07%. Riguardo alla composizione, l’o.e. può essere privo di azuleni o contenerne ino al 20-30% nei chemiotipi più pregiati. Altre sostanze presenti nell’o.e. sono: α- e β-pinene, carioillene, borneolo, cineolo, sabinene, ecc. Falconieri e collaboratori (2011) hanno analizzato l’o.e. di A. millefolium trovando componenti quali α-asarone (33.3%), β-bisabolene (16.6%) e α-pinene (17.0%). Gli stessi Autori in esperimenti efettuati su cavie animali, hanno dimostrato che l’o.e. è caratterizzato da una spiccata capacità antimicotica. Beretta (2011) ha dimostrato, invece, come l’estratto idroalcolico di A. millefolium sia caratterizzato da efetti simil-ansiolitici, che non danno tolleranza sui recettori GABA.

Proprietà e usi

Usi medicinali

In medicina popolare l’achillea è usata come tonico, carminativo, febbrifugo, antispasmodico, astringente, cicatrizzante e contro le emorragie mestruali.
Gli estratti acquosi hanno proprietà stomachiche, antispasmodiche, ipotensive, antipiretiche ed emostatiche.
In Toscana si applicano le foglie fresche e contuse sulle ferite a scopo emostatico e cicatrizzante; nel senese, l’infuso delle sommità iorite unite a quelle di biancospino, foglie d’olivo, vischio, borsa del pastore e ortica, sembra abbia proprietà ipotensive. Le sommità iorite sono spesso utilizzate per combattere le emorroidi, come astringenti , mentre il succo fresco per curare ferite ed ulcerazioni.

Usi alimentari

La foglia dal sapore piccante si usa nelle insalate e, insieme ai iori, per aromatizzare i liquori.

Usi cosmetici

Gli estratti, se utilizzati nei bagni hanno effetti calmanti e lenitivi della pelle e delle mucose; l’ o.e.
trova impiego nella preparazione di creme e shampoo.

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