Come coltivare il melograno nel vostro balcone

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Le proprietà del melograno, è un frutto da sempre simbolo di longevità grazie agli antiossidanti che gli danno molte proprietà terapeutiche.

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Melograno nano

Arredare il balcone o il terrazzo con delle piante dai colori vivaci non vuol dire necessariamente riempirlo di rose e ortensie: si può vivacizzare anche con piante da frutta di piccole dimensioni, odorose e piene di foglie. Una pianta molto adatta a questo scopo è il Melograno nano (Punica Granatum).

Si tratta di una pianta arbustiva della famiglia delle Puniacee. Si presenta con un fusto ritorto e foglie di forma oblunga e dal colore verde molto scuro e intenso. Cresce nelle zone a clima caldo è caratterizzata da una chioma folta e dai caratteristici frutti di colore carminio brillante, che non sono altro che bacche a forma di globo ricche di semi.

I frutti sono largamente utilizzati per succhi, confetture e altri derivati ed hanno un sapore dolce molto caratteristico. I consigli per coltivare questa pianta sono davvero molto semplici, poiché si tratta di un arbusto che non ha bisogno di cure particolari, salvo essere protetto dal freddo perché mal tollera le basse temperature. Va collocato in una posizione illuminata da luce diretta per alcune ore al giorno. Può essere impiantato sia in vaso che in terra, in giardino, l’importante è irrigarlo frequentemente. Se è in vaso, però bisogna badare a far asciugare bene il terriccio, poiché l’eccesso d’acqua e dunque il ristagno possono nuocere alla pianta. Può essere concimata con del fertilizzante organico. Per quanto riguarda le malattie, il melograno può soffrire di malattie fungine provocate dall’eccesso di irrigazioni e possono essere attaccate dagli afidi o dalla cocciniglia (che va curata spruzzando dell’acqua saponata).

Per quanto riguarda gli innesti, è possibile realizzarli per talea, in primavera, tra marzo e giugno. E’ sufficiente prendere un rametto dalla pianta e interrarlo direttamente in vaso. Si può procedere anche interrando direttamente i semi, tuttavia è preferibile il primo metodo elencato, poiché la nuova pianta potrebbe risultare diversa da quella alla quale sono stati prelevati i semi.

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