Pianta: Artemisia vulgaris

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Artemisia vulgaris L. (fam. Compositae) Assenzio selvatico

Artemisia vulgarisForma biologica

H-scap (emicriptoita scaposa)

Corotipo

Circumboreale

Ambiente

Incolti, macerie, generalmente sinantropica.

Diffusione

Pianta Artemisia vulgaris nativa delle zone temperate dell’europa, dell’Asia e del Nord Africa, ma naturalizzata anche nel Nord America, la sua distribuzione sul territorio italiano è pressoché totale, arrivando fino ad un’altitudine di 1000 m s.l.m. Nell’Arcipelago Toscano l’assenzio selvatico è stato segnalato sull’isola di Capraia, mentre sull’isola d’elba sono state segnalate A. coerulescens subspecie coerulescens e A. verlotorum Lamotte.

Caratteristiche botaniche

L’assenzio selvatico è una pianta generalmente sinantropica. È una specie erbacea perenne presente negli incolti e nelle macerie, caratterizzata da un elevato sviluppo. Le radici sono robuste, ma semplici e non provviste di stoloni. Il suo fusto è vigoroso e di colore verde-rossiccio, molto ramificato, con foglie pennatosette a lamina composta ed a segmenti acuto dentati, ben riconoscibili per la pagina superiore verde scura e glabra e la pagina inferiore biancastra e lanosa. I fiori sono molto piccoli, ma riuniti numerosissimi in un’ampia infiorescenza a pannocchia piramidale dall’odore molto aromatico e sapore amaro. Ciascuno di loro è formato da un capolino piccolo foggiato a botticella stretta e allungata dall’apice, da cui fuoriescono alcune lacinie giallo-brunastre. L’impollinazione è anemofila. I frutti sono degli acheni fusiformi e privi di pappo. Quest’erba è perenne e, generalmente, sverna conservando le foglie basali. Lo stelo inizia a formarsi a primavera inoltrata e all’inizio dell’estate comincia a produrre fiori. Questi sono dapprima minuscoli e simili a palline verdi, poi si allungano e danno origine al capolino vero e proprio. La fioritura si protrae per molte settimane da giugno ad agosto e può arrivare fino ai primi mesi autunnali. Dopo la disseminazione, il fusto si dissecca e tende a cadere. In questo stesso periodo inizia anche la germinazione dei nuovi semi.

Coltivazione Artemisia vulgaris

Contrariamente ad altre specie appartenenti allo stesso genere, l’assenzio selvatico non viene normalmente coltivato in quanto si può trovare frequentemente allo stato spontaneo, mentre piante come A. absinthium L. (assenzio romano o maggiore), A. pontica L. (assenzio gentile), A. genepi Weber (assenzio genepì a spiga) e A. valesiaca All. (assenzio pontico alpino), vengono coltivate, perché impiegate nel settore liquoristico o farmaceutico. Tutte queste specie sono poliennali a ciclo primaverile-estivo con fioritura estiva, delle quali si utilizzano sia le foglie sia le sommità fiorite. La raccolta si esegue in estate, in piena fioritura, falciando la pianta alla base per poi passare alla fase successiva di distillazione. Dopo essiccazione e selezione, è possibile ottenere la droga monda di sole foglie. Oltre a queste specie viene coltivata anche l’A. dracunculus L. (dragoncello od estragone), utilizzata come condimento e aromatizzante e l’A. annua (assenzio dolce), particolarmente interessante per le sue proprietà antimalariche. L’A. vulgaris è una specie perenne che cresce su tutti i tipi di terreno, purché siano ben drenati ed esposti al sole o in semi-ombra. Può vivere anche su terreni molto alcalini. Si può seminare dal tardo inverno fino all’inizio dell’estate in serra in alveoli e, successivamente, quando le piantine si saranno sufficientemente sviluppate, si possono trapiantare in contenitori di maggiori dimensioni o in pieno campo, a seconda della vigoria e del periodo.

Micropropagazione

Gli espianti comunemente usati per la micropropagazione sono nodali, piccole porzioni di fusto (nodi); in altri casi si può iniziare la pratica partendo da semi. I segmenti nodali vengono lavati con una soluzione detergente di cloroxilenolo (Dettol®), sterilizzati usando cloruro mercurico (80.15% p/v) per circa 5 minuti, quindi risciacquati e posti su mezzo solido MS addizionato di saccarosio (3.0%, p/v) e 2-iP 4.9 μM, oppure con BA 4.44 μM, che produce molti nuovi germogli, che vengono trasferiti in nuovi mezzi ogni 2 settimane. Le condizioni di crescita sono 25°C, 47–54% umidità relativa, e fotoperiodo di 16h, con illuminazione di lampada fluorescente bianca (30–40 μmol/ m2 ⋅s). La radicazione viene effettuata stimolando i germogli con un substrato di coltura composto da MS, saccarosio (3%, p/v) e IAA 8.56 μM. Le piantine sviluppate sono acclimatate in condizioni standard di laboratorio e quindi trasferite in serra.

Organi della pianta utilizzati

Si utilizzano le sommità fiorite e le radici

Composizione chimica e principi attivi

Contengono flavoni, terpeni, lattoni sesquiterpenici e una piccola quantità di olio essenziale (inferiore allo 0.2%) con contenuto variabile di thujoni. Dalla radice si può ottenere un olio essenziale contenente eucaliptolo e tracce di thujone; essa inoltre contiene grandi quantità di inulina. Durante uno studio, dall’analisi dell’olio essenziale delle foglie fresche provenienti da piante raccolte in serra, è stata rivelata la presenza di 88 componenti; il campione risulta ricco di canfora (16.8%), α-thjone (11.3%), germacrene D (7.2%), camphene (6.5%), 1,8-cineolo (5.8%) e β-cariofillene (5.4%)

Proprietà e usi Usi medicinali

La parte erbacea trova impiego come antispastico, medicamento amaro e tonico amaro; la radice viene usata come antispasmodico ed antiepilettico. È responsabile di pollinosi. La tintura madre della radice viene utilizzata in omeopatia in caso di pollinosi ed epilessia. In certe zone della Toscana l’infuso delle foglie è usato come insetticida, mentre il decotto dell’intera pianta è usato in lavaggi antimicotici e acaricidi nel trattamento della rogna e della scabbia.

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