Pianta: Camomilla

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Camomilla marina

Forma biologica

H-scap (emicriptoita scaposa)

Corotipo

W-mediterranea

Difusione

Camomilla
Camomilla

Questa specie è originaria dell’Asia Sud-orientale. In Italia cresce allo stato spontaneo nella maggior parte delle regioni peninsulari. Nell’Arcipelago Toscano si trova all’elba sulla spiaggia di
Lacona. Sull’isola di Pianosa è possibile trovare la camomilla marina sulle basse scogliere calcaree, dove si formano degli strati sabbioso-ghiaiosi. Nell’isola di Montecristo si rinviene sulle spiagge di Cala Maestra e Cala Santa Maria. A Giannutri, cresce nei pressi di Cala Spalmatoio, retrostante alla prima fascia di vegetazione, il “cakileto”. Alcuni esemplari, anche se in numero ridotto, si trovano persino sulle spiagge del Giglio.

Caratteristiche botaniche

Pianta perenne, aromatica, glabra o quasi, con fusti ramosi prostato-ascendenti che possono raggiungere ino a 20-30 cm e con piccole foglie lanceolate segmentate presenti su almeno due terzi
della sua altezza. Le foglie risultano punteggiato-ghiandolari nella pagina inferiore: quelle basali di 2-4 cm sono due pennatosette con lacinie di (1 x 3) mm, mentre quelle cauline di 1-2 cm hanno rachide allargato e 2-4 denti divergenti per lato ed apice generalmente ottuso. I capolini del diametro di 1-3 cm sono portati da peduncoli sottili. Il calice presenta squame acute a margine chiaro, mentre le pagliette sono brevemente mucronate. L’iniorescenza a prima vista potrebbe sembrare una margherita, ma è ovviamente diferente per le sue speciiche caratteristiche. I iori periferici sono ligulati bianchi con ligule ovate e, generalmente, ripiegate verso il basso donandogli un aspetto simile ad un piccolo ombrello, mentre i iori centrali sono tubulosi di colore giallo e possono contenere da 10 a 20 petali di circa 7 mm a costituire la corolla. La ioritura avviene da aprile a novembre, portando alla formazione di acheni di 2-2.5 mm, denticolati apicalmente.

Coltivazione

Anthemis maritima è una specie erbacea termoila ed elioila, che si ritrova nelle zone litoranee dunali. È, infatti, un’importante pianta stabilizzatrice della duna, grazie ad un apparato radicale particolarmente sviluppato e provvisto di numerose radici avventizie, le quali contribuiscono alla formazione della stessa duna, intrappolando la sabbia in movimento ed opponendosi all’insabbiamento eolico. Le specie appartenenti al genere Anthemis prediligono i terreni freschi, mentre rifuggono quelli aridi, compatti e a reazione acida. Vegetano bene su terreni sciolti, sabbiosi, ricchi di scheletro e ben drenati, prediligendo suoli poveri e con scarso contenuto di azoto (che stimola lo sviluppo della parte vegetativa a scapito dei capolini) e di humus.
essendo poche le informazioni relative alle tecniche di coltivazione di questa specie, presente prevalentemente nelle itocenosi dunali naturali, per la sua coltivazione si fa riferimento a specie aini
appartenente allo stesso genere. La camomilla marina, come molte specie dello stesso genere, è una specie poliennale. La durata della sua coltivazione è, in genere, di 2 anni, anche se, quando si opera su terreni freschi e fertili, viene adottato il ciclo annuale. Nel caso in cui si operi su terreni marginali e in condizioni di bassa intensiicazione colturale, è consigliabile allungarne il ciclo di coltivazione. Questa pianta si moltiplica per divisione di cespo, utilizzando piante di un impianto a ine ciclo produttivo, che abbiano emesso germogli robusti in seguito all’ultima raccolta. Da piante madri mature, si possono ottenere ino a 30-40 nuovi individui. Il trapianto viene efettuato a ile, con una distanza sulla ila di 20 cm ed un’interila di 40-50 cm, mentre l’investimento risulta essere di 15 piante al m2. L’impianto si può fare in autunno o in primavera, a partire dal mese di aprile. La scelta del periodo di trapianto dovrà essere fatta in base alle condizioni climatiche e all’avvicendamento colturale. 2-3 mesi prima dell’impianto, il terreno viene preparato eseguendo un’aratura a 20-25 cm e, nel caso di utilizzo del metodo biologico, si può prevedere di interrare 10-20 t di letame maturo per ettaro. Pochi giorni prima del trapianto va inoltre eseguita un’erpicatura, in modo da apportare 70 kg di azoto, 70 kg di P2O5
e 100 kg di K2O per ettaro. L’azoto viene somministrato per metà al momento del trapianto, mentre l’altra metà è distribuito nei mesi successivi, prima della chiusura
dello spazio interilare. Le cure colturali si limitano a opportune sarchiature nell’interila e ad interventi di scerbatura manuale lungo la ila per eliminare le erbe infestanti e per arieggiare il terreno. Nelle annate con estati molto siccitose si rendono necessari apporti irrigui mediante irrigazione di soccorso, soprattutto prima della ioritura o dopo la raccolta dei capolini. È preferibile ricorrere a sistemi irrigui a manichetta forata, evitando l’uso di irrigatori a pioggia che danneggiano i capolini. La raccolta dei capolini si esegue quando le iniorescenze non sono ancora completamente schiuse. La ioritura può durare anche tutta l’estate, di conseguenza, anche la raccolta risulterà scalare.

Micropropagazione

La propagazione di questa specie viene prevalentemente efettuata utilizzando piante cresciute spontaneamente e impiegando gemme apicali e ascellari. La fase di sterilizzazione prevede l’impiego di detergenti e ipoclorito di sodio. Gli espianti sono quindi messi a proliferare su substrato costituito da MS addizionato con BA (0.5 mg/L) e IAA (0.5 mg/L) e trasferiti ogni 4 settimane. Per una migliore proliferazione dei germogli si possono utilizzare anche le gibberelline (GA), in questo caso il mezzo può essere costituito da BA (5 mg/L) e IAA (0.1 mg/L) e GA (1.5 mg/L). La radicazione viene stimolata usando il mezzo MS basale o con l’eventuale aggiunta di 0.1 mg/L di IBA oppure IAA ed eliminando le citochinine.

Organi della pianta utilizzati

Si impiegano le iniorescenze.

Composizione chimica e principi attivi

È stato recentemente efettuato uno studio istochimico delle strutture secernenti, peli ghiandolari e canali secretori, delle iniorescenze. I peli ghiandolari sono distribuiti a livello delle brattee, della corolla e dell’ovario, sia dei iori ligulati sia di quelli tubulosi e mostrano la presenza di olii essenziali e lavonoidi. I canali secretori sono presenti invece solo sulle brattee e lo stigma dei iori ligulati e tubulosi, e in queste strutture è stata evidenziata la presenza di olii essenziali e oleoresine. Dalle foglie sono stati isolati due cicloesanoni ad attività citotossica.
Un studio itochimico recente sulla composizione dell’olio essenziale di piante selvatiche di Anthemis maritima L., raccolte in Corsica e in Sardegna, ha messo in evidenza la presenza di esteri
crisantenilici mai caratterizzati nel genere Anthemis. Gli olii essenziali di Anthemis spp. sono caratterizzati da monoterpeni, come α- e β-thujone, borneolo, terpinen 4-olo, α-terpineolo, e da esteri terpenici, specialmente da cis-crisantenil-acetato ed altri esteri crisantenilici. In diverse specie del genere Anthemis, inoltre, sono stati evidenziati lattoni sesquiterpenici, lavonoidi e cumarine.

Proprietà e usi

Usi medicinali

Alcune specie del genere Anthemis sono da sempre usate in medicina tradizionale come antisettici,
antiiniammatori, antibatterici e antispasmodici per i loro efetti sedativi.

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